domenica, 07 settembre 2008
GRUPPO 1

Mauritius - Tanzania 1-4
12' Shadrack Nsajigwa, 13' Wesley Marquette (M), 190 Nizzar Khalfan, 30' Jerson Tegete, 34' Jerson Tegete

Capo Verde - Camerun 1-2
39' Lito (CV), 51' Achille Emana, 65' Alain Mosley Nkong

Classifica: Camerun 13, Capo Verde 9, Tanzania 5, Mauritius 1

GRUPPO 2

Kenya - Namibia 1-0
43' Jamas

Classifica: Kenya 10, Guinea 7, Zimbabwe 5, Namibia 3

2229GRUPPO 4

Sudafrica - Nigeria 0-1
71' Ikechuwku Uche

Sierra Leone - Guinea Equatoriale 2-1
30' Kewullay Conteh, 80' Sheriff Suma, 90 Juvenal Edjogo (G)

Classifica
: Nigeria 15, Sierra Leone 7, Sudafrica 4, Guinea Equatoriale 3

GRUPPO 5

Libia - Ghana 1-0
84' Ahmed Osman

Classifica: Libia 12, Ghana 9, Gabon 6, Lesotho 0

GRUPPO 6

Algeria - Senegal 3-2
54' Ibrahim Faye (S), 61' Bezzaz, 67' Saifi, 73' Anther Yahia, 90' Ibrahima Sonko (S)

Gambia - Liberia 3-0
10' Njogu Demba, 26' Ousman Jallow, 80' Njogu Demba

Classifica: Algeria 9, Gambia 8, Senegal 8, Liberia 2

GRUPPO 8
Mauritania - Ruanda 0-1
81' Mulenda

Classifica: Ruanda 12, Marocco 9, Etiopia 6, Mauritania 0

GRUPPO 9

Seychelles - Burundi 1-2
12' Henry Hbazumutima, 58' Claude Nahimana, 62' Philip Zialor (S)

Burkina Faso - Tunisia 0-0

Classifica: Burkina Faso 13, Tunisia 10, Burundi 4, Seychelles 1

GRUPPO 10

Sudan - Ciad 1-2
28' Marius Mbaiam, 77' Haytham Kamal Tambal (C), 82' Syriakata Hassan

Classifica: Mali 9, Congo 6, Ciad 6, Sudan 3

GRUPPO 12

Gibuti - Malawi 0-3
45' Msowoya, 60' Chavula, 70' Nyondo

Classifica: Repubblica Democratica del Congo 9, Malwi 9, Egitto 9, Gibuti 0

BEST SCORER
Frederic_Kanoute_narrowweb__300x388,0Frédéric Kanouté
Mali
5 reti
postato da: ZicoDraghetto alle ore 12:02 | Permalink | commenti
categoria:calcio, sudafrica 2010
domenica, 07 settembre 2008
GRUPPO 1

Bahrain - Giappone 2-3
19' Shunsuke Nakamura, 44' Yasuhito Endo, 85' Shunsuke Nakamura, 87' Salman Isa (B), Marcus Tulio Tanaka (aut., B)

Qatar - Uzbekistan 3-0
37' Majdi Siddiq, 72' Magid Hassan, 87' Talal Abloushi

Classifica: Qatar 3, Giappone 3, Australia 0, Bahrein 0, Uzbekistan 0.

GRUPPO 2

Emirati Arabi Uniti - Nord Corea 1-2
70' Basheer Saeed (aut.), 80' An Chol-Hyok, 85' Basheer Saeed (E)

Arabia Saudita - Iran 1-1
30' Saad Al Harthi, 82' Javad Nekounam

Classifica: Nord Corea 3, Arabia Saudita 1, Iran 1, Sud Corea 0, Emirati Arabi Uniti 0
postato da: ZicoDraghetto alle ore 11:29 | Permalink | commenti
categoria:calcio, sudafrica 2010
sabato, 06 settembre 2008
aguero_205


GIRONE UNICO 

Nel girone unico sudamericano scontro al vertice tra Argentina e Paraguay nella settima giornata. Il match si è concluso sull’1-1, dopo una partita equilibrata e nervosa. Il match si è messo subito male nei primi minuti per l’Argentina, per l’espulsione di Carlos Tevez e l’autorete di Gabriel Heinze, nuovo acquisto del Real Madrid. Dopo numerose occasioni è stato Sergio Agüero al 60’ a riportare la parità al Monumental di Buonos Aires. Il risultato non cambierà più nonostante numerose occasioni da entrambe le parti.
La settima giornata propone quest’oggi anche Ecuador-Bolivia: al momento (42’ minuto) il risultato è di 1-1 grazie ad un gran sinistro di Felipe Caicedo (Manchester City) per l’Ecudor e ad un tiro al volo per Joaquin Botero. La Bolivia gioca in 10 uomini per l’espulsione di Jesus Gomez al 18’.

postato da: ZicoDraghetto alle ore 23:02 | Permalink | commenti
categoria:calcio, sudafrica 2010
sabato, 06 settembre 2008

GRUPPO 1

Nel primo gruppo nordamericano si è già giocata la prima giornata, che non ha visto grandi sorprese con la vittoria degli Stati Uniti per 1-0 contro il Guatemala, mentre Trinidad & Tobago, una delle esordienti di Germania 2006, ha travolto 3-1 Cuba.
La seconda giornata prevede Trinidad & Tobago-Guatemala e Cuba-Stati Uniti, incontro particolarmente interessante non solo dal punto di vista calcistico.
Al momento (20' minuto) Trinidad & Tobago e Guatemala sono sullo 0-0.

postato da: ZicoDraghetto alle ore 22:51 | Permalink | commenti
categoria:calcio, sudafrica 2010
sabato, 06 settembre 2008

PIXU-NAKAMURA-05

GRUPPO 1

Il Gruppo 1 della zona asiatica si apre con la convincente vittoria del Giappone in casa del Bahrein. In particolare evidenza Shunsuke Nakamura, ex Reggina e attualmente in forza al Celtic, autore di una doppietta. Nello stesso Gruppo, a Doha, il Qatar padrone di casa travolge 3-0 l’Uzbekistan, che sfiorò a sorpresa la qualificazione al Mondiale 2006.
La classifica vede quindi in testa Qatar e Giappone con 3 punti, mentre a 0, oltre a Bahrein e Uzbekistan, si trova anche l’Australia che oggi riposava.

 

GRUPPO 2

Nel secondo gruppo vittoria della Corea del Nord in casa degli Emirati Arabi Uniti per 2-1.
A Riyadh l’Arabia Saudita impatta con l’Iran. Gli ospiti raggiungono il pari solo al minuto 82 con Nekounam, dopo aver sofferto la pressione dei padroni di casa.
Nord Corea quindi prima con 3 punti, seguita da Iran ed Arabia Saudita a 1. Con 0 punti gli Emirati Arabi Uniti e la Sud Corea, vera favorita del gruppo che oggi osservava il turno di riposo.

postato da: ZicoDraghetto alle ore 22:46 | Permalink | commenti
categoria:calcio, sudafrica 2010
sabato, 30 agosto 2008
Casey Stoner, australiano della Ducati, ha conquistato la pole position del Gran Premio di San Marino a Misano Adriatico. Il campione del mondo ha dominato sin dalle prove libere, ottenendo tempi proibitivi per tutti gli altri. Alle sue spalle il rivale per la conquista del titolo mondiale, Valentino Rossi, con la sua Yamaha gommata Bridgestone. Per Rossi sarà probabilmente un gran premio in difesa, salvo errori dell'australiano in stile Brno. Terza posizione per il compagno di Rossi, lo spagnolo Jorge Lorenzo, che si distingue dal sette volte campione del mondo per montare gomme Michelin. Lorenzo è apparso finalmente ritrovato, dopo una serie di controprestazioni nelle ultime uscite.
La seconda fila è aperta dal centauro francese Randy De Puniet, ormai candidato fisso alla seconda fila. De Puniet ha ottenuto inoltre la soddisfazione di portare la sua Honda davanti a tutti i compagni di marca, facendo meglio anche della Honda Repsol ufficiale di Dani Pedrosa, solo sesto ad oltre un secondo di distacco da Stoner. Tra i due piloti Honda si è inserito Toni Elias, con la sua Ducati privata che conferma il buon momento delle gomme Bridgestone.
Terza fila per la Suzuki dell'australiano Chris Vermeulen, reduce da una serie di ottime gare. Male invece il suo compagno di squadra Loris Capirossi, solo 11° dopo aver fatto vedere ottime cose nell prove del venerdì. Impietoso ancora una volta il confronto fra le Ducati ufficiali: Marco Melandri è 15° ad oltre due secondi da Casey Stoner.
postato da: ZicoDraghetto alle ore 14:22 | Permalink | commenti
categoria:motomondiale
venerdì, 22 agosto 2008
Pronti, partenza e via. Così è iniziata la corsa all’oro di Alex Schwazer. Una medaglia d’oro olimpica che ancora una volta viene dalla marcia. Come succede spesso all’Italia. Poche specialità hanno dato ai colori azzurri tanto quanto quella del tacco-punta. L’oro della fatica, per questo spesso ancora più bello ed emozionante.

Alex Schwarzer
Schwazer non ha solo vinto, ha dominato da vero campione. Ha vinto di potenza, come il muscolo fatto vedere in tv per dimostrare il suo stato di forma, dopo 3 ore e 10' di gara. Migliora il record olimpico di 1 minuto e 20'' con il tempo di 3:37'09''. Stacca gli avversari di oltre due minuti. Tallent arriva secondo in 3:39'27'' e Nizhegorodov terzo con 3'05'' di distacco. Dopo di loro il vuoto vero, con lo spagnolo Garcia quarto a quasi 7 minuti di distanza. Fin dai primi chilometri se n’è andato insieme ai compagni di fuga Jared Tallent e Denis Nizhegorodov. Per quasi 35 km con loro anche il cinese Li Jianbo che però non ha retto il ritmo forsennato dettato proprio dall’azzurro. Alla fine, lungo la strada, li ha fatti scoppiare tutti.

Dopo 3 ore e 5 minuti di gara, intorno al 40° chilometro, Alex Schwazer ha deciso di cambiar marcia, nel vero senso della parola, lasciando di stucco i due compagni di fuga. Il primo a cedere è stato l’australiano Tallent (che poi ha recuperato fino ad arrivare secondo, aggiungendo una seconda medaglia al bronzo della 20 km). Poi, tre minuti dopo, è stato il turno del russo. Da quel momento per Schwazer è stato un assolo.

Dopo Dordoni (Helsinki 1952) e Pamich (Tokyo 1964), arriva il terzo oro per l’Italia nella gara più dura e impegnativa dell’Olimpiade. Come sempre la marcia riserva ai colori azzurri una delle pagine più belle ed emozionanti della storia dello sport, non solo dell’atletica. E, ancora una volta, c’è lo zampino di Sandro Damilano che ha preparato il marciatore con dovere per una vittoria olimpica. Un lavoro iniziato diversi anni fa (inizio 2005) ma che è davvero partito lo scorso anno con le due prove al mondiale di Osaka. In Giappone Schwazer aveva gareggiato sia nella 20 che nella 50km. La prima per preparare la seconda.

Ed è proprio la 50km di Osaka ad avergli fatto capire che l’oro olimpico era non solo alla sua portata ma che poteva essere lui il grande ed unico protagonista di questa gara. E non si è fatto smentire. Lo scorso anno era finito in bronzo con rabbia, con ancora troppe energie in corpo da poter usare a gara finita, come disse anche prima della sua gara di oggi: "Quello che non voglio è finire con rammarico – aveva detto due giorni fa Schwazer –. Qualunque sia il mio risultato vorrei solo finire avendo speso tutto, anche se non dovessi vincere". Ma in cuor suo Alex ha sempre saputo che se le cose gli andavano per il verso giusto, avrebbe concluso la gara da vincitore. E così è stato!
postato da: ZicoDraghetto alle ore 16:06 | Permalink | commenti
categoria:atletica, pechino 2008, ollimpiadi
venerdì, 22 agosto 2008
ARGENTO NEL TAEKWONDO
L’aveva promesso alla fidanzata Veronica (Calabrese, ndr), che ieri sera stata sconfitta dalla statunitense Diana Lopez all’ultimo secondo del round supplementare, che valeva il bronzo. Oggi Mauro Sarmiento è stato di parola, arpionando una medaglia, anche se d'argento. In finale il campano si è arreso 6-4 all'iraniano Saei, conquistando però il primo podio per l'Italia nel taekwondo. I bronzi sono andati al cinese Zhu Guo e all'americano Steven Lopez.

Mauro Sarmiento
Saei va a punto a metà della prima ripresa, ma un attacco di Sarmiento riporta l'azzurro sul 2-1. Altri due punti arrivano prima della fine del round, che l'iraniano chiude con un calcio che vale il 4-2 per il campano. L'avversario dell'azzurro comincia all'attacco la seconda ripresa, rimediando prima un richiamo ufficiale, accorciando sul 4-3 prima e pareggiando il conto a 5" dalla fine della seconda ripresa. Saei colpisce all'inizio del terzo round riportandosi in vantaggio, prima di piazzare un altro colpo a segno a 50" dalla fine. Sarmiento si lancia all'attacco, ma i suoi calci non vanno a bersaglio. "Dedico questo argento a Veronica, che è la mia vita - è il commento dell'azzurro dopo il k.o. in finale -. Mezza medaglia del lavoro fatto in questi quattro anni è merito suo. Comunque, con un tabellone così difficile non pensavo che sarei arrivato in fondo".


BRONZO NEL CANOTTAGGIO, DELUSIONE ROSSI
Il bronzo che non ti aspetti. O quasi. In quello che doveva essere il giorno di Antonio Rossi, che ha solo sfiorato il podio, chiudendo 4° con il K4 1000, è IL K2 1000 che regala all’Italia una bellissima medaglia.  La rimonta di Antonio Scaduto e Andrea Facchin, settimi ai 250, quarti ai 500 e quinti ai 750 metri, è stata coronata sul traguardo.

Andrea Facchin e Antonio Scaduto
Cinque soli centesimi sui polacchi, ma sufficienti per gioire. "Noi ci credevamo, Oreste (Perri, lo storico c.t., ndr.) ci credeva - attacca Scaduto, 31enne di Augusta (Sircausa), già bronzo ai Mondiali 2005 nel K4 500 - È una gioia immensa. Dedico la medaglia ai miei genitori, che sono qui in tribuna. Penso che mio padre sarà svenuto...". "Io invece credevo più nei 1000 di domani...", ammette Facchin, bronzo nel K4 500 agli Europei 2002. I due azzurri hanno anche approfittato del crollo degli ungheresi, a lungo in testa. "Ce lo eravamo detti prima della gara - aggiunge Facchin, 30enne padovano delle Fiamme Gialle - Cerchiamo di star lì, attaccati ai migliori, qualcuno cederà. Ed è proprio andata così".

Il K4 di Rossi, Benedini, Piemonte e Ricchetti arriva quarto in 2’57"62, dietro a Bielorussia (2’55"71), Slovacchia (2’56"59) e Germania (2’56"67), ma davanti a Polonia, Ungheria e Russia. Antonio porta sul volto i segni della fatica e della delusione. E parla, come sempre, da leader: "Fa male arrivare lì, a un passo, a un secondo dal podio - spiega il finanziere - Fra poco inizierò a pensare a cosa avrei potuto fare in più, alzarmi prima una mattina in cui invece sono stato pigro o un allenamento in più. Comunque non è una sconfitta, ho dimostrato di poter fare ancora bene, di non essere il vecchietto del circo. Sarebbe stato ben diverso se avvessi chiuso la mia ultima Olimpiade al nono posto".


ANCHE LA MARCIA E' DI BRONZO
La marcia regala all’Italia una nuova medaglia olimpica. Questa volta è stata Elisa Rigaudo a portare a casa il bronzo dopo una gara condotta in maniera perfetta ed intelligente nella 20 km.

Elisa Rigaudo
Partita la Kaniskina, fin dai primi metri, in solitario (su ritmi da 4 minuti e 15 secondi a km) le avversarie si sono date battaglia per le altre medaglie. Con la russa che faceva gara a sé, premiata con l’oro, nel gruppo delle inseguitrici era la bielorussa Turava a fare la differenza con strappi decisi e forzati. Ai 10 km Elisa Rigaudo sembrava battuta, navigando tra la nona e la decima posizione. Ma sia per le condizioni atmosferiche positive, visto che la cuneense preferisce il clima fresco e non disdegna la pioggia, caduta per tutto il lungo della gara, sia per l’ottima tattica di gara ha poi recuperato posizione su posizione fino a superare la spagnola Varga ad un chilometro dall’arrivo.
postato da: ZicoDraghetto alle ore 16:03 | Permalink | commenti
categoria:italia, atletica, taekwondo, canottaggio, pechino 2008, ollimpiadi
venerdì, 22 agosto 2008
SUPER ARGENTINA

L’Argentina archivia il Brasile come fosse il foglio di calendario del giorno finito. Lo prende, lo stropiccia e lo butta nel cestino strappato in più punti, inservibile: tre gol a zero costituiscono una distanza feroce ma realistica, e i due brasiliani espulsi per falli di frustrazione sull’immenso Mascherano testimoniano di una bambola storica, come minimo una gustosa rivincita dello speculare 0-3 di un anno fa a Maracaibo, finale di Coppa America. Qualcosa ci dice che nelle prossime ore la posizione di Dunga, già molto criticato per le pessime qualificazioni mondiali in corso, sarà a fortissimo rischio.

Aguero e Messi
Una volta di più il Brasile è drammaticamente privo di centravanti, cosa che vanifica il buon lavoro sulle fasce di Rafinha e Marcelo e gli spunti - da fermo - di Ronaldinho. Gioca quindi di pura opposizione, sopravvive con un po’ di fortuna a due devastanti discese di Messi, replica calcione su calcione alla malizia dei Gago e degli Zabaleta, e arretra. Arretra così tanto che all’Argentina basta aumentare ulteriormente velocità in apertura di ripresa per sfondare. Entrambe le reti nascono da iniziative mancine di Di Maria, che prima tira da posizione angolata innescando la deviazione vincente di petto-pancia di Aguero (7’) e poi libera l’incursione orizzontale di Messi sulla linea dei sedici metri, con tocco all’arrembante Zabaleta e cross radente di quest’ultimo per il solito "Kun" (13’). Il Brasile qui è pure sfortunato, perché sull’1-0 un estemporaneo tiro dalla distanza di Sobis coglie il palo, e sul 2-0 (ma era appena il 20’...) il timbro sullo stesso legno viene ripetuto da Ronaldinho su punizione. L’azione prosegue e Pato, da poco entrato, fa gol, ma in evidente fuorigioco.

Tecnicamente la partita finisce col rigore che ancora Aguero si conquista alla mezz’ora, e Riquelme trasforma a firmare la "vendetta" di Maracaibo, dove lui c’era e pativa. Comincia allora l’irridente corrida degli argentini e la conseguente caccia all’uomo dei brasiliani: Lucas e Thiago Neves fracassano due volte le caviglie di Mascherano, e vanno a casa in anticipo. Messi e compagni, allora, non infieriscono: sabato c’è la Nigeria per un’altra rivincita, quella della finale olimpica del ’96. Perdersela sarebbe da pazzi.



FULMINE BOLT

Il dubbio era solo uno: record del mondo oppure no? Usain Bolt ha scelto di mettere il sigillo definitivo a questi Giochi, facendo segnare un pazzesco 19"30 che cancella il primato sui 200 stabilito 12 anni fa (19"32, 1° agosto '96) da Michael Johnson e scolpendo un altro capolavoro indimenticabile nella galleria delle più grandi imprese di sempre nella velocità.

Ancora Bolt
La finale di Pechino 2008 è stato un volo meraviglioso di un fenomeno che non finisce di strabiliare, con gli avversari ridotti al ruolo di semplici comparse. Quattro giorni dopo l’oro (con record del mondo) nei 100 e alla settima prova in cinque giorni, il giamaicano entra come nessun altro aveva saputo fare nel club esclusivo dei grandissimi capaci della doppietta olimpica nello sprint (con lui sono diventati nove i soci del club, l’ultimo era stato Carl Lewis a Los Angeles '84), snocciolando l’ennesima gara di imbarazzante (per i rivali) superiorità. Alle spalle di Nembo Bolt, sempre più simile al Beep Beep dei fumetti, Churandy Martina (19"82, Antille Olandesi) era stato il più veloce dei sette impotenti Coyote che lo inseguivano. Ma dopo la protesta degli Stati Uniti l'ordine d'arrivo ha subìto un piccolo terremoto: squalificati Martina e l'americano Spreamon per salto di corsia, l'argento è andato a Shawn Crawford (Usa, 19"96) mentre Walter Dix, già sul podio dei 100, è bronzo con 19"98.
postato da: ZicoDraghetto alle ore 15:44 | Permalink | commenti
categoria:calcio, atletica, pechino 2008, ollimpiadi
venerdì, 22 agosto 2008
Non è bastato ad Alessandra Sensini vincere la medal race corsa con quasi 10 nodi di vento andati a calare sul finale, per portare a casa la medaglia d’oro. La surfista grossetana è medaglia d’argento senza rimpianti nella classe RS:X perché la cinese Jian Yin con un grande recupero dopo una cattiva partenza è riuscita a piazzarsi al terzo posto alle spalle dellìinglese Shaw. La Sensini ha tagliato il traguardo alle 13 e 45 locali. Un solo punto divide le due atlete nella classifica finale.

Alla penultima boa del percorso prima del traguardo la Sensini sembrava avere la medaglia d’oro al collo. Prima del via aveva 5 punti da recuperare sulla cinese e in quel momento tra l’italiana e la cinese navigavano sia l’inglese Shaw che la spagnola Alabau. Nella medal race il punteggio è doppio, quindi la cinese in quel momento era un punto dietro la Sensini. Nel passaggio in boa però la spagnola tentava un improbabile “sorpasso” ai danni dell’inglese. Lei stessa richiamava l’attenzione della giuria che seguiva a pochi metri. La mossa si rivelava un clamoroso autogol per l’Alabau, ma soprattutto costava alla Sensini l’oro perché la giuria costringeva la spagnola alla penalità (un giro su stessa) grazie alla quale la cinese riusciva a superarla. Impotente la Sensini osservava tutto. Per la Yin il terzo posto valeva appunto l’oro con un solo punto di vantaggio sulla Sensini e l’inglese Shaw prendeva il bronzo, 5 punti oltre la poppa dell’italiana.

Alessandra Sensini
Appena scesa a terra la Sensini ha trovato ad accoglierla Diego Romero, ieri bronzo nei Laser, insieme hanno fatto il tradizionale bagno, prima materiale nel porto, poi di gioia, circondata dall’affetto del resto della squadra italiana. “Non ho rimpianti - ha detto subito dopo la Sensini - ho dato il massimo e ho vinto la regata, il resto non dipendeva da me”. Alla Sensini, vincitrice dell’oro a Sydney e della medaglia di bronzo a Savannah (1996) e Atene (2004), mancava l’argento nella sua privata collezione di medaglie olimpiche. “Questo ne fa - ha detto commosso il presidente della Fiv Sergio Gaibisso - la più grande velista italiana di tutti i tempi”. E’ la terza volta nella storia che l’Italia vince due medaglie nella stessa edizione dei Giochi: era accaduto anche ad Acapulco 1968 e a Sydney 2000.
postato da: ZicoDraghetto alle ore 15:33 | Permalink | commenti
categoria:vela, pechino 2008, ollimpiadi
venerdì, 22 agosto 2008
Prima medaglia per la vela italiana: è un bronzo e lo conquista Diego Romero, al termine di una regata molto emozionante, caratterizzata da vento debole e instabile. Romero è partito per la Medal race in quinta posizione a tre punti dal podio, la lotta per l’oro era ristretta all’inglese Goodison e lo svedese Myrgreen, che però era staccato dal leader britannico di ben 18 punti. Significava che per perdere l’oro doveva arrivare ultimo, con la vittoria svedese.

Diego Romero
Per questo subito prima del via l’inglese ha aggredito Myrgreen, trattenendolo dalla linea di partenza, di fatto escludendolo non solo dalla lotta per il primato, ma anche per le altre medaglie. A questo punto la battaglia per il podio è diventata apertissima. Lo sloveno è partito all’attacco con Romero sin dalle prime battute in ottima posizione. Alla prima boa di bolina era già chiaro che lo sloveno Zbogar aveva l’argento in tasca e la lotta per il bronzo era ristretta all’azzurro e al portoghese Lima.

Romero aveva bisogno di almeno un avversario fra sè e il portoghese per conquistare una medaglia e in quel momento ne aveva due: il francese e il suo “connazionale” argentino. Nella prima poppa Romero è stato velocissimo, ma all’inizio del secondo lato di bolina, il francese ha sbagliato il bordeggio favorendo così Lima. A metà regata la situazione aveva del paradossale, con l’argentino Alsogaray stava "difendendo" la medaglia di Romero. Le posizioni non sono più cambiate fino al traguardo regalando all’Italia la prima medaglia olimpica di questa edizione.
Appena sceso a terra l’oriundo ha dichiarato: "Per Londra 2012 sarà medaglia d’oro, ve lo prometto".

Noi ci speriamo caro Diego.
postato da: ZicoDraghetto alle ore 15:29 | Permalink | commenti
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venerdì, 22 agosto 2008
ATLETICA

L'INFORTUNIO DI LIU XIANG, IDOLO CINESE
Un dramma nazionale, trasmesso in diretta sul primo canale cinese e seguito nei suoi sviluppi con una non-stop televisiva di ore. La Cina è sotto choc per la caduta di uno dei suoi idoli, Liu Xiang, l’ostacolista che doveva regalare, nei 110 hs., uno degli ori più attesi nell’atletica.

Liu Xiang
Liu, un idolo in patria dopo l’oro ad Atene 2004 (primo mai vinto da un cinese nell’atletica), non è in pratica nemmeno sceso in gara, tradito dal riacutizzarsi di un infortunio alla coscia sinistra, alla partenza (falsa) dell’ultima batteria di qualificazione. Il fuoriclasse di Shangai, che era parso dolorante e preoccupato già nella fase di riscaldamento e preparazione ai blocchi, è scattato ma sul suo volto si è subito disegnata una smorfia di dolore. Liu si è tolto il numero ed è scomparso negli spogliatoi, mentre il pubblico sfollava affranto dalle tribune. Davanti alle telecamere è comparso, poco più tardi, il suo coach, Sun Haiping, che si è più volte lasciato andare a un pianto inconsolabile, mentre spiegava il forfait del suo allievo: "Ha un infortunio al tendine di Achille e uno alla coscia" ha detto tra i singhiozzi l’allenatore. "L’infortunio risale a sabato – ha aggiunto il c.t. della nazionale cinese di atletica, Feng Shuyong – Ieri Liu si è allenato e sentiva molto male ma ha voluto presentarsi ugualmente, non voleva rinunciare".
Liu, cui in giugno il cubano Robles aveva strappato il record del mondo, non aveva più corso dal 24 maggio scorso, quando aveva vinto in 13”18 la gara organizzata per l’inaugurazione del National Stadium. Aveva invece dichiarato forfait il 31 maggio a New York, quando aveva denunciato per la prima volta l’infortunio all’adduttore, mentre l’8 giugno, a Eugene, era stato squalificato per falsa partenza. Oltre che per tutta la nazione cinese, l’infortunio di Liu è un dramma per la compagnia di assicurazioni che aveva coperto per oltre 13 milioni di dollari l’eventualità di una rinuncia così dolorosa.

IL RECORD DELLA ISINBAYEVA

Due soli salti: è quanto è servito a Yelena Isinbayeva per diventare campionessa olimpica. 4.70 saltato al primo tentativo e poi 4.85 anche in un solo colpo. Ma è stata la sola a riuscirci e quindi non è servito altro per il titolo olimpico. Questa la prima pietra, tanto per sfatare il filmato “porta-sfortuna” del Cio, con la russa ad essere l’unica atleta, tra i "testimonial" scelti dal Cio per questi Giochi, ad interrompere l’incredibile catena di disavventure che ha colpito quelli che dovevano essere gli eroi delle XXIX Olimpiadi (Gebrselassie, Vanessa Ferrari, Federer, Manaudou, Liu Xiang, Yao Ming e Tyson Gay). Il resto, quello che avviene dopo aver ottenuto l’oro olimpico è solo "puro divertimento". Già per il record olimpico di 4.95 ha avuto bisogno di tre tentativi. Ma la felicità del suo nuovo titolo olimpico sembrava averle tolto la concentrazione necessaria per raggiungere il suo 25° record del mondo (tra aperto e indoor), anche se di certo non la voglia.

Yelena Isynbayeva
Sentitela: "Avere lo stadio tutto per me, a gara finita, era una sensazione super, mi sembrava di essere un'attrice. Ho davvero avuto l'impressione di avere un mio pubblico. Mi dicevo: "Sono veduti per vederti, pensato tutti che tu puoi battere il record. Ero molto tesa, non li volevo deludere". Nei primi due tentativi a 5.05 l’impressione era che Isinbayeva dovesse tornare a casa solo con la soddisfazione di aver superato Bubka negli ori olimpici (2 per lei, 1 per l’ucraino). Oro che probabilmente non sarà neanche l’ultimo. Però appunto si trattava di un’impressione sbagliata, anche se dal suo sguardo pareva che lei fosse la prima a non crederci più di tanto. Solo che a volte basta la voglia ed il talento che, si sa, in lei ce n'è da vendere, per raggiungere risultati straordinari. "Non so dove posso arrivare. Ma voglio continuare a dare il meglio di me in tutte le gare. Secondo Vitaly (Petrov, il suo allenatore, ndr) posso arrivare a 5.15-5.20 e io credo a quanto mi dice. Il mio obiettivo è battere il record di record del mondo di Bubka: lui ne ha collezionati 35, io sono a 25".
postato da: ZicoDraghetto alle ore 15:24 | Permalink | commenti
categoria:atletica, pechino 2008, ollimpiadi
lunedì, 18 agosto 2008
Quindici anni di Roma, ma il ricordo da custodire come un bene prezioso è legato a una visita a villa Pacelli. E' lì, dentro la sua casa museo, che Franco Sensi, scomparso ieri sera a 82 anni in una clinica romana, dopo una lunga malattia, smetteva i panni di presidente e imprenditore pronto a battagliare col mondo, e indossava quelli in fondo a lui più congeniali.

Sensi con Totti
Orgoglioso delle sue donne, le mostrava giocando a fare il marito-padre-padrone per rivelarsi subito per quel che realmente era nell'intimità: un uomo semplice, felice e realizzato, con un grandissimo senso della famiglia. La signora Maria, e le figlie Silvia, Maria Cristina, fino alla prediletta e predestinata Rosella. Sono loro, le donne di casa Sensi, che hanno accompagnato con amore e discrezione il grande capo nel lungo e doloroso cammino della malattia, ai giorni nostri.

Franco Sensi è stato il più grande presidente della storia della Roma. Soltanto Dino Viola, tra quanti lo hanno preceduto, può essergli avvicinato. Non è solo questione di scudetti, da quello del 1983 a quello del 2001 (Sensi ci avrebbe aggiunto due coppe Italia e due supercoppe), e di guerre sante calcistiche, celebri e comuni ai due quelle con la Juventus, anche se poi Sensi seppe spingersi molto oltre. Ma di un modo di intendere il calcio, ultimi presidenti artigiani alle prese, Sensi più di Viola, con un mondo e uno sport che andavano cambiando, fino a diventare quelli di oggi. Dove i potenti sono sempre più potenti, e i soldi fanno sempre più la differenza.

Al calcio, alla sua Roma, e a un esserne tifoso senza reticenza alcuna, Franco Sensi di soldi ne ha sacrificati parecchi. Finendo col mettere addirittura a repentaglio il suo impero finanziario ma non la Roma, appetita l'altro ieri a est (i russi della Nafta Moskva) e ieri a ovest (l'americano Soros). Ricevendone in cambio un'immensa popolarità, la cui sintesi è racchiusa in un flash: scudetto 2001, Circo Massimo, un milione di persone ai suoi piedi. Nemmeno la nazionale campione del mondo 2006 ha saputo fare altrettanto. Quindici anni, calcisticamente, sono un'eternità. Non è un caso se questa eternità Sensi ha finito col condividerla interamente, intensamente, col più grande calciatore che la città abbia mai dato (e probabilmente mai darà) alla Roma. Francesco Totti esordì sedicenne in serie A il 28 marzo del '93, nelle settimane in cui i libri contabili della società erano sul punto di finire in tribunale. Due mesi dopo, quella Roma e quel Totti furono salvati proprio da Franco Sensi. Un motivo in più, oggi, per ringraziarlo.
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categoria:lutto
lunedì, 18 agosto 2008
Niente medaglie per l'Italia nella gara degli anelli. L'oro e l'argento, infatti, sono andati ai cinesi Chen Yibing e Yang Wei; il bronzo, all'ucraino Voribiov. Delusione, dunque per Andrea Coppolino, quarto nonostante un più che discreto esercizio. Sesto l'altro azzurro Matteo Morandi. Un Coppolino che alla fine ha commentato così il suo piazzamento: "Pensavo di aver fatto un esercizio da podio, ma la giuria ha deciso così: pazienza".

Andrea Coppolino
Una giuria veramente scandalosa. Andrea non ha conquistato la medaglia per un decimo di punto. Non vogliamo parlare d cospirazione ma molti dubbi vengono sollevati sulla capacità di valutazione dei giudici di gara.
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categoria:italia, ginnastica, pechino 2008, ollimpiadi
lunedì, 18 agosto 2008
Ci teneva, il Milan, a fare una bella figura davanti al suo pubblico, dopo una parte d'estate passata più che altro a rimediare sconfitte in giro per l'Europa. E ci è riuscito alla grande, liquidando la Juventus per 4-1 nel Torneo Berlusconi, la classicissima del calcio agostano sotto le luci di San Siro. Una Juve, più che altro, che voleva confermare il suo buon periodo. E per un po' ci è riuscita, mettendo alle corde i rossoneri. Il risultato negativo, alla fine, è nulla in confronto alla vera brutta notizia della serata: l'infortunio a Chiellini (pare distorsione del legamento del ginocchio sinistro), che mette fuori causa il difensore anche per la Nazionale: al suo posto è stato convocato Legrottaglie

Il 2-0 di Massimo
Ci si aspetta Inzaghi nell'attacco del Milan, ma gioca Paloschi. In porta in compenso c'è Abbiati, davanti a lui la poco collaudata coppia Bonera-Favalli. Che non farà malaccio nel complesso. Ranieri dà l'ennesima chance a Tiago, e lo schiera dietro le punte, Amauri e Del Piero. Chimenti, e non Buffon, a difendere i pali bianconeri.

E' quasi solo Juventus all'inizio. Passaggi rapidi, giocate ariose; sulla scia, d'altronde, della prova super contro l'Artmedia Bratislava. Emblematico, ad esempio, un tacco a memoria di Del Piero dopo pochi minuti per l'inserimento di Grygera, che però in area calcia a lato. Il Milan, quasi inesistente in avanti, deve soffrire per poi provare a ripartire. Ma sbaglia troppi passaggi e sembra destinato a soccombere. Al 18' splendido assist di Del Piero per Amauri, che segna in fuorigioco. Prologo al vantaggio? Non esattamente.

Ci vuole comunque una mano non indifferente da parte di Chimenti per dare la svolta alla partita. Capita al 21', quando Jankulovski, dopo una delle sue canoniche sgroppate, tenta un sinistro dai venti metri. Parrebbe centrale. Parrebbe. E lo è. Ma il portiere juventino manca presa, respinta e pallone. Risultato: gol. Un 1-0 quasi sorprendente, che di lì a quattro minuti diventa addirittura 2-0. Nasce da un passaggio sbagliato di Pirlo per Seedorf, che l'olandese va a raccattare quasi sulla linea laterale sinistra. Un paio di finte, e cross a tagliare la difesa bianconera. Sbuca Ambrosini, che schiaccia in rete schiantandosi pure sul palo.

Brutta notizia per la Juve, il risultato negativo; ma il disastro vero deve ancora arrivare. A dieci minuti dall'intervallo Chiellini, andando in contrasto su Gattuso, mette male la gamba sinistra; il ginocchio gli si gira ed è un urlo di dolore. Si capisce subito che si tratta di una cosa grave, specie quando il difensore della Nazionale è costretto ad uscire in lacrime. E in barella. Entra Legrottaglie, che subito colpisce un palo di testa sugli sviluppi di una punizione.

Passa quindi un po' in secondo piano, a inizio ripresa, l'esordio stagionale di Filippo Inzaghi. Che comunque, per non saper né leggere né scrivere, decide di farsi notare in fretta. L'azione è una fotocopia del gol di Ambrosini: Seedorf gigioneggia sulla sinistra e aspetta il momento giusto per servire Superpippo. A cui basta una semplice zuccata in lungolinea per beffare Manninger (entrato nell'intervallo al posto di Chimenti).

La Juve dei grandi nomi, nel frattempo, è diventata la Juve dei ragazzini. Forse impaurito dal rischio infortuni (Chiellini docet) Ranieri ha tolto i vari Del Piero, Tiago (non benissimo nemmeno stasera), Nedved e Sissoko per inserire Esposito, Rossi, Ekdal e Pasquato. Quest'ultimo al 70' si libera agilmente di Bonera e scarica un sinistro su cui Dida (anche lui entrato nell'intervallo per Abbiati) non è immune da colpe. E' vivace, e meriterebbe pure un rigore (fallo di Bonera su Ekdal) questa Juventus-baby, forse troppo. Perché in contropiede becca il 4-1. Inzaghi riceve in area e aspetta Ambrosini, che di sinistro trova l'incrocio. Doppietta per lui, manna vera in un periodo di carestia offensiva. Il giusto epilogo di una partita che, per il Milan, doveva essere la riscossa dopo un'estate latitante. Di contro la Juve è in ansia per Chiellini.
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categoria:calcio, amichevoli
domenica, 17 agosto 2008
Valentino Rossi ha ipotecato il Mondiale MotoGP 2008. Il pesarese ha infatti vinto il GP della Repubblica Ceca e grazie al contemporaneo ritiro di Casey Stoner ha ora 50 punti di vantaggio sul campione del mondo. Il colpo di scena al settimo giro della gara: Stoner era al comando, ma cercando di staccare Valentino, dietro di 1"3, ha commesso un errore in un ingresso di curva a destra ed è scivolato rovinando irrimediabilmente la sua Ducati. Rossi ha così vinto in scioltezza con mezza pista di vantaggio su Toni Elias e Loris Capirossi. Da segnalare il settimo posto di Marco Melandri.

Valentino Rossi
La gara è sostanzialmente finita lì perché Stoner e Rossi avevano già una decina di secondi di margine su tutti gli altri. Casey a caldo ha detto che non stava spingendo troppo. In realtà però è apparso abbastanza chiaro che stava tentando di forzare e che la sua Desmosedici forse aveva qualcosa in più della Yamaha di Rossi. Il quale però ci stava mettendo del suo per restare incollato al rivale. Riuscendoci perfettamente.

L'impressione è che Stoner sia stato ancora messo sotto pressione da Vale e abbia, un'altra volta, pagato il confronto ravvicinato. Dopo la batosta di Laguna Seca questa gara era molto attesa per capire come l'australiano avrebbe saputo reagire. E quanto accaduto è forse ancora più indicativo e decisivo perché gli costa la possibilità di contare solo sulle sue forze per rivincere il titolo. A sei gare dalla fine del campionato 50 punti non sono irrecuperabili. Ma per quanto visto in pista sarà difficile che qualcuno possa levare punti a Valentino, potenzialmente campione anche con sei secondi posti. La forza mentale di Rossi vista nelle ultime due gare, però, lascia già intuire come andrà a finire.
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categoria:motomondiale
domenica, 17 agosto 2008
E tre. Dopo Roland Garros e Wimbledon, Rafa Nadal firma anche l’Olimpiade e va all’assalto da favorito degli Us Open che scattano il 25 agosto a New York. E’ un successo annunciato sulla carta, ma complicato, nella realtà, ad inizio torneo, quando il mancino spagnolo era stanco, deconcentrato e spaesato sulla superficie molto veloce del torneo olimpico. E poi, tecnicamente e psicologicamente, alla vigilia della finale contro Fernando "Mano di pietra" Gonzalez: il campione olimpico di singolare e doppio di Atene 2004 che, sul cemento, l’aveva battuto 2 volte su 3, l’ultima nettamente, nei quarti degli Australian Open 2007.

Rafa Nadal campione olimpico
Ma il Maciste del tennis, che domani, dopo 4 anni e mezzo, scalzerà Roger Federer dal primo posto della classifica mondiale, sta volando su una nuvoletta. Ed è intoccabile per i comuni mortali, sia pure straordinari agonisti col pugno del k.o. come il cileno. "Gonzo" gioca una partita più che buona, ma prende subito il break del 2-0, lotta coi denti palla su palla, ma al massimo riesce a cede il set per 6-3. E nel secondo, ha due set point sul 6-5: sul primo ha coraggio ma non tocco e fallisce la volèe di rovescio, e poi si avvilisce e si ritrova al tie-break. Che perde netto non potendo mai spazzare dal campo con l’artiglieria pesante - leggi dritto - l’avversario. Perché il 22enne maiorchino, con quelle gambe incredibili e quella intensità, è sempre in posizione, sempre capace di rimettere una palla di più di là del net. Facendo lavorare tantissimo Gonzalez sul servizio e garantendosi invece il proprio con relativa facilità. E di garantirsi così anche il terzo set, dopo il break del 3-1 e i primi 3 match point sul 5-2. Per firmare l’ennesimo trionfo di una stagione memorabile.

E così le nazioni guida si confermano: la Spagna va sul podio con Nadal e il doppio donne Medina Garrigues-Ruano Pascual, la Russia monopolizza quello del singolare donne (come nel tennis non succedeva dal 1908, con la Gran Bretagna). Nel derby per l’oro, Elena Dementieva (27 anni a ottobre, numero 6 del mondo) rimonta Dinara Safina (22 anni, n. 7): l’algida biondina di Mosca, eterna seconda, votata dai media del suo paese come la più bella della spedizione a Pechino, approfitta del vistoso calo fisico della sorellina/ona di Marat Safin (3 match in 2 giorni), dopo averci perso 3 volte su 3 quest’anno (e 5 volte su 7), compresa la clamorosa rimonta subita nei quarti al Roland Garros, da 6-4 5-2. Poi le afro-americane Williams mitigano la delusione-singolare e, come da pronostico, bissano l’oro di Sydney.

Finali

Uomini, singolare
1° posto: Nadal (Spa) b. Gonzalez (Cil) 6-2 7-6 (2) 6-3
Donne, singolare
1° posto: Dementieva (Rus) b. Safina (Rus) 3-6 7-5 6-3
3° posto: Zvonareva (Rus) b. Li Na (Cin) 6-0 7-5
Donne, doppio
1° posto: Serena e Venus Williams (Usa) b. Medina Garrigues-Ruano Pascual (Spa) 6-2 6-0
3° posto: Yan-Zheng (Cin) b. Alona e Kateryna Bondarenko (Ucr) 6-2 6-2
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categoria:tennis, pechino 2008, ollimpiadi
domenica, 17 agosto 2008
Quando il mondo ti crolla addosso dopo esserne stato padrone, quando nello sport che ti ha consacrato non riesci più a prenderti quelle soddisfazioni che ti hanno fatto cavalcare la cresta dell'onda, quando esci agli ottavi di finale di un Olimpiade da campione uscente senti che le tue certezze e le tue motivazioni ti vengono meno.

Ti senti scarico e scaricato da tutti. Ti senti solo...

Montano in azione
I tuoi compagni comunque ti danno la carica, ti tirano su. C'è ancora un impegno da affrontare. La sciabola a squadre. Dopo aver perso nella semifinale contro la Francia ecco i maestri russi. All'utlimo assalto ci sei tu, Aldo Montano. Quello che vuole lasciare il segno, quello che vuole sentirsi ancora un vincente. Ma contro il campione Pozdnyakov, la tua bestia nera degli ultimi anni, l'impresa è ardua. Il punteggio è 40-38. Inizi subito con una stoccata poi il russo risponde ma la tua tenacia ti porta fino al 42-42. Ora siete pari ma il russo ne mette due in fila. 44-42.

Sei all'angolo e devi rispondere.. non puoi perdere di nuovo.. l'Italia è con te.. i tuoi compagni sono con te..

Improvvisamente ritorna quella grinta e quella determianzione che ad Atene ti sono valse l'oro. parata e risposta, ancora parata . Per due volte riesci nella parata e risposta e siamo pari. 44-44! L'ultima stoccata è un esempio di agilità, esperienza e bravura. Il russo è battuto. Incredibile. Ancora non ci credi. Hai relizzato un impresa.

Montano salata come un bambino
Sei il nostro eroe.

Grazie Montano. Grazie Pastore. Grazie Tarantino.


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categoria:scherma, pechino 2008, ollimpiadi
domenica, 17 agosto 2008
Prima medaglia per il canottaggio azzurro a Pechino. Il nostro quattro di coppia, formato da Luca Agamennoni, Simone Venier, Rossano Galtarossa e Simone Raineri ha conquistato la medaglia d'argento alle spalle della Polonia e davanti alla Francia.

I quattro del canottaggio
Riconoscono serenamente che i polacchi erano più forti di loro, e sono quindi estremamente contenti dell'argento conquistato. Ma tengono a far sapere che chi fa il canottaggio non lo fa certo per soldi, visto che in questo sport non se ne vedono molti. È tutto un fatto di passione, ma a volte a livello pratico ciò non basta ed ecco perché i quattro canottieri azzurri oggi secondi alle Olimpiadi si uniscono all'appello di altri atleti che hanno chiesto la detassazione dei premi olimpici, ovvero che venga convertita in legge la proposta presentata dal deputato Luciano Rossi e sottoscritta da altri 24 parlamentari. "Ancora non ci credo, capirò ciò che sta succedendo quando tornerò a casa da parenti e amici - ha detto Venier -. Abbiamo fatto la migliore gara delle Olimpiadi, anche se forse potevamo migliorare qualcosa, ma questo è il nostro valore: i polacchi sono un mezzo gradino sopra di noi, anche se non sono imbattibili". Grande soddisfazione, ma pochi soldi: "Soldi? No, per niente, si fa questo sport solo per passione", risponde Agamennoni a chi gli chiede cosa lo ripaghi per tanta fatica. "Questo sport - aggiunge l'azzurro - si fa senza pensare ai soldi perché tanto di denaro a noi ne arriva poco".

È davvero soddisfatto il capitano, Rossano Galtarossa: "Noi ovviamente siamo partiti per il massimo risultato ma gli altri, come si è visto, non erano lì a fare le comparse". "Questa medaglia - spiega Galtarossa ai microfoni Rai - completa un quadriennio grande, con tre mondiali e un Olimpiade, da 'tanto di cappello". Felice anche Simone Ranieri: "È stata una grandissima gara, significa una rinascita, una riscossa" e aggiunge che "dopo Atene in molti non credevano in me, ho dimostrato che posso fare ancora tanto". Ranieri zittisce le critiche volate nei giorni scorsi sullo staff: "Lo staff è meraviglioso, siamo sulla strada giusta".
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categoria:canottaggio, pechino 2008, ollimpiadi
domenica, 17 agosto 2008
Il Bruco ha vinto il Palio dell'Assunta. E' il primo successo per Elisir Logudoro, e per il fantino Giuseppe Zedde, detto Gingillo. Un successo in rimonta, conquistato all'ultima curva di San Martino con un sorpasso sull'Oca, a lungo in testa. L'ultimo successo del Bruco risaliva al luglio 2005.

Il bruco vince il Palio con Giuseppe Zedde
E' stato un palio difficile, con tre coppie rivali in Piazza del Campo: Aquila-Pantera, Nicchio-Valdimontone e Torre-Oca. Giorgio Guglielmi, il mossiere che ha il delicato compito di dare la partenza, ha abbassato per tre volte il canape per evitare conseguenze ai cavalli e ai fantini, pericolosamente ammassati in attesa del via. Dopo le tre "false partenze", la contrada di rincorsa (il Drago) è entrata nei canapi a quasi un'ora dall'ingresso dei cavalli sul tufo.

La corsa è stata regolare, con il Drago in testa al primo giro fino alla caduta del suo fantino, e il duello finale tra Oca e Bruco, risolto a favore di Gingillo. Niente pioggia nonostante i timori per il maltempo, che aveva fatto annullare due prove tra ieri sera e questa mattina (i tecnici del comune avevano assicurato la regolarità del tufo dopo aver compiuto dei carotaggi per misurare la consistenza del terreno).
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categoria:palio di siena, ippica
domenica, 17 agosto 2008
Non si possono paragonare due campioni di due ere diverse. Fantastici tutti e due , due squali nelle piscine olimpiche ditutto il mondo, due nemici quasi antipatici per gli avversari che devono accontentare di gareggiare per l'argento esanno che devono inventarsi una grande gara per conquistarlo. A voi campioni dello sport, a te Phelps che ci fai emozionare tutti indistantemente quando la tua sagoma affusolata lascia indietro tutti gli altri già dal primo metro di partenza, noi vorremmo ringraziare per la gioia che ci date quando guardiamo lo sport, qualsiasi esso sia. Grazie.

Phelps
Phelps ce l’ha fatta. Ha battuto Spitz. Ha conquistato 8 medaglie d’oro nella stessa Olimpiade. L’evento storico si è verificato alle 11.11.18 ora di Pechino - in Italia era l’alba, le 5.11.18 - quando Jason Lezak, ultimo frazionista della squadra americana ha toccato primo. Phelps ha esultato con i compagni per la vittoria. Non ha dato a quel momento il tono dell’autocelebrazione. Si è appuntato al petto la quattordicesima medaglia d’oro olimpica della carriera festeggiando con i compagni. Una scena bella.

Poi, prima di salire sul podio, ha pianto. Emozionato, gli occhi lucidi. Umano, molto umano. Si è messo la mano destra sul petto. Ha ascoltato l’innno americano a bocca aperta, lottando con l’emozione. Era vicino a Hansen, che cantava il suo inno. Phelps in silenzio, estatico. Ha deglutito. Poi, alla fine, ha sorriso. Ha mostrato la medaglia d’oro. Nei suoi occhi splendeva la felicità. Poi, durante il giro d’onore, ha abbracciato le due sorelle e la mamma. Ha mostrato fieramente la bandiera americana. "Sono senza parole", ha detto. "Questi ragazzi (ndr Mostrando i suoi compagni) sono stati straordinari. Questa gara ha mostrato il grande lavoro di squadra che è stato fatto e la grande coesione che ci unisce. Sono fiero di far parte di questo quartetto". Poi confidava: "Sognavo di fare qualcosa che nessuno aveva mai fatto in questo sport. Ci sono riuscito. Ma senza l’aiuto dei miei compagni sarebbe stato impossibile". Poi ha regalato una frase memorabile, piena di saggezza e di ottimismo: "Niente è impossibile se si affronta con fantasia". Poi ha regalato una frase bellissima: "Ho solo voglia di vedere la mamma". Una frase da bambino.

L’atleta più forte di sempre è un puer. E sogna. C’era grande attesa per questa gara. Kobe Bryant era in tribuna con i compagni per applaudire il quartetto statunitense. Al segnale Aaron Peirsol ha preso saldamente il comando, chiudendo con 53"16 al primo posto la frazione a dorso. Ma nella rana Brendan Hansen è stato superato dal favoloso Kitajima, 58"07 sensazionale, e dall’australiano Rickard, 58"56. Phelps, così, è partito in terza posizione. Ha temporeggiato durante la prima vasca (23"52), poi si è scatenato nella seconda, rimontando Fuji e Lauterstein. Ha nuotato la sua frazione in un favoloso 50"15, e ha dato agli americani il vantaggio decisivo: un metro sul giapponesi e due sui temibili australiani. Invano Sullivan ha cercato di rimontare. Jason Lezak è un formidabile anchor-man. Ha, quindi, resistito in modo magnifico e ha toccato primo, nettamente. Gli statunitensi con 3’29"34 hanno stabilito il nuovo record del mondo.

L’Italia, invece, è finita ultima ed è poi stata squalificata, perché Magnini è partito 4 centesimi prima che Nalesso toccasse la piastra. Il campione del mondo dei 100 stile libero Magnini, quindi, ha chiuso nel modo più amaro un’Olimpiade stregata, in cui non è mai salito sul podio.
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categoria:nuoto, pechino 2008, ollimpiadi
sabato, 16 agosto 2008
D’accordo, la distanza tra l’Europa e la Nba s’è accorciata, ma non abbastanza per permettersi di avere un atteggiamento da fenomeni, come la Spagna campione del Mondo. Meglio sempre fare molta attenzione se l’uomo designato per fermare LeBron James è Alex Mumbru, un buon mestierante, e vai contro un quasi mvp come Chris Paul con un grande talento, ma di 17 anni, come Ricky Rubio. C’è solo un modo per provare a battere i giocatori Nba: disputare una grande partita anche con la testa, aver cura della palla come fosse un tesoro, difendere. Lo hanno fatto gli Stati Uniti, non la Spagna e il risultato è una lezione di basket e, stavolta, anche di atteggiamento. Gli americani vincono 119-82 (primo tempo 61-45) ma ci mettono solo 17’ per chiudere la partita (56-36) regalando una grande difesa e, quindi, contropiede e schiacciate spettacolari ma non fine a se stesse.

LeBron  james contro Pau gasol
A differenza che nelle ultime manifestazioni, gli Stati Uniti tirano molto bene da tre punti e, così, sono davvero inavvicinabili. LeBron James innesca la gara, chiude con 18 punti, ma sono già 14 all’intervallo, e 8 assist come Chris Paul (14 punti). A 16 la coppia Wade-Anthony, micidiale da tre. Se proprio vogliamo cercare un aspetto negativo, Kobe Bryant sembra ancora un po’ avulso, finisce con 11 punti e 4 palle perse. Nella Spagna, Felipe Reyes (19 punti, 9 rimbalzi) si batte come un leone ma toppano tutti i registi (2/17 al tiro) e Navarro non segna mai (5, 2/10). Pau Gasol fa il minimo sindacale (13 punti). LeBron mette subito il marchio sulla partita. Segna 9 dei primi 16 punti degli Stati Uniti che, dopo il solito inizio con Kidd e Howard, spostano subito James vicino a canestro e vanno col doppio play, Paul e Williams.

Col quintetto piccolo arrivano palle recuperate e contropiede per il 13-3 del primo strappo americano (29-16): gli perdono 9 palloni nei primi 9’ e in un paio di occasioni, quando possono riaprire la gara, cercano il passaggio spettacolare, anche col 17enne Rubio, e incassano contropiede in faccia. Quello che fa sballare i conti dei campioni del Mondo, che usano anche la zona, è la precisione degli Stati Uniti da 3: chiudono il primo tempo con 7/11 (2/3 Anthony) e, con queste percentuali, sono imbattibili. Si vede per qualche minuto anche un James schierato pivot in un quintetto con 5 guardie, al 17’ gli Usa toccano il +20, 18 punti arrivano in contropiede. Il tassametro delle palle perse spagnole corre ed è già a 17 (saranno ben 28 alla fine).

Nella ripresa cambia poco: la Spagna riparte col i fratelli Gasol sotto canestro ma questo dà a Anthony la libertà per arrivare presto a 16 punti con altre due triple (70-48 al 23’). Persino Kidd segna ed è il primo canestro della sua Olimpiade, la pressione difensiva è sempre notevole e dei registi spagnoli, Calderon, Lopez e Rubio, non se ne salva uno. Chris Paul senza dare nell’occhio, li porta tutti a scuola mentre cresce anche l’energia di Wade. Gli americani, stavolta, non fanno sconti, non mollano mai la presa, giocano fino all’ultimo minuto e la sconfitta della Spagna assume proporzioni della disfatta. Se qualcuno vi racconta che è finita così perchè non contava nulla e la Spagna s’è risparmiata per le partite delle medaglie, non credeteci.
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categoria:basket, pechino 2008, ollimpiadi
sabato, 16 agosto 2008
Bolt signica lampo: nel suo cognome c'è già il dna del velocista. A Pechino il giamaicano è entrato nella storia, vincendo l'oro nei 100 in un tempo strepitoso, 9"69. Ma, a giudicare dalla sua condotta di gara, è un primato destinato a durare ben poco.

Ussain Bolt vince l
Bolt ha detronizzato la concorrenza, rifilando venti centesimi al secondo, Richard Thompson di Trinidad & Tobago; al terzo posto si è classificato lo statunitense Walter Dix con 9"91. Solo quinto con 9"95 Asafa Powell, ancora una volta deludente nei grandi appuntamenti. Ma ad impressionare è il modo in cui Bolt ha vinto: partenza scadente (il secondo peggior tempo di reazione), il giamaicano prende il largo già dai 40 metri, ma a circa 20 metri dall'arrivo si guarda intorno, rallenta, si batte i pugni sul petto. Impossibile stabilire quanto avrebbe fatto se avesse tirato a tutta, se fosse partito come si deve e se ci fosse stato un minimo di vento favorevole (era a zero).

"Mi ha subito impressionato - ha detto Don Quarrie, massimo interprete dello sprint giamaicano negli anni Settanta - e ho pensato che era lui l' erede di Tommie Jet Smith, cioè il campione in grado di vincere dai 100 ai 400 metri. Non ho mai avuto dubbi su questa possibile evoluzione di Usain. Bisogna solo dargli tempo, sarebbe sbagliato cercare di forzare la maturazione, deve trovare prima le motivazioni, la voglia di una nuova sfida".

"Il record lo avevo già fatto, sono venuto per vincere l'oro, e questo ho fatto". Questo il commento a caldo del giamaicano Usain Bolt ai microfoni della Rai, dopo aver appena vinto la finale dei 100 metri, segnando un nuovo record mondiale di 9"69. Il segreto per arrivare a questi risultati, ha spiegato il re dello sprint, "è venire qui ed essere rilassati, tranquilli: io volevo fare qualcosa, ero rilassato e tranquillo e l'ho fatto".

Pochi giorni prima dell'inizio dei Giochi aveva detto alla Gazzetta dello Sport: "Con 9"84 si entrerà nella storia". Bolt ha fatto molto di più.
postato da: ZicoDraghetto alle ore 18:34 | Permalink | commenti
categoria:atletica, pechino 2008, ollimpiadi
sabato, 16 agosto 2008
Alessia Filippi è medaglia d’argento negli 800 sl: una grande impresa per la romana, che gareggiava sulla distanza solo per la 7ª volta in carriera e ha dimostrato che nel mezzofondo dello stile libero potrà recitare un ruolo da protagonista assoluta da qui a Londra 2012, magari andando a sfidare Federica Pellegrini nei 200 e 400 sl.

Alessia Filippi

La Pupona ha messo in vasca la solita tattica, quella a lei più congeniale: partenza controllata e gara in progressione. Davanti a lei la britannica Adlington ha subito impresso un ritmo eccezionale, con passaggi sempre sotto il mondiale, ed anche la Potec ha tentato la fuga. Ai 400 Alessia però era già terza in 4’11"33 (anche se a 5"55" dalla battistrada) e in due vasche ha recuperato la romena, lanciandosi all’inseguimento della britannica, comunque irraggiungibile. Ancora una volta Alessia ha corso in negative split, cioè i secondi 400 più veloci dei primi: 4’08"90. In 8’20"23 ha migliorato di 47/100 il record italiano ottenuto al Settecolli, mentre la Adlington ha frantumato il più antico mondiale del nuoto, l’8’16"22 della Evans del 1989.
Michael Phelps entra nella leggenda, tra i più grandi atleti di sempre. Forse il più grande: con sette ori in una sola edizione, eguaglia il mitico record di Mark Spitz a Monaco 1972.

Michael Phelps
Ma nei 100 farfalla gli dei del nuoto hanno deciso di stare dalla sua parte. Dopo batterie e semifinali, era apparso chiaro che il serbo Milorad Cavic, che studia in America, avrebbe rappresentato un rivale durissimo di fronte all’Ercole delle piscine, in gara per la 16ª volta in questa Olimpiade. Previsioni avverate: con una partenza fulminante Cavic ha preso il comando delle operazioni, virando primo ai 50 in 23"42, 9/100 sotto il passaggio del mondiale, mentre Phelps era addirittura 7° in 24"04. Grazie alla solita virata straordinaria il fenomeno di Baltimore si è riportato in linea con gli altri, pur pagando ancora qualcosa al rivale: è stato un testa a testa entusiasmante, che Phelps ha risolto a suo favore solo grazie al miglior arrivo: mentre Cavic infatti doveva scivolare dopo l’ultima bracciata, Phelps si allungava per completare il movimento e si prendeva l’oro in 50"58, un piccolo centesimo meglio di Cavic. Michael è tornato in 26"54, Cavic in 27"17: "Non pensavo fosse una gara così tirata - ha detto subito dopo il successo - in questi giorni ho pensato solo ad andare il più forte possibile: è tutto incredibile". Anche la battaglia per il terzo posto si è risolta per un centesimo: ha prevalso l’australiano Lauterstein in 51"12 sul primatista mondiale Crocker, 51"13.
postato da: ZicoDraghetto alle ore 18:25 | Permalink | commenti
categoria:nuoto, pechino 2008, ollimpiadi
sabato, 16 agosto 2008
SPADA UOMINI
Arriva dalla spada a squadre maschile la 14ª medaglia per l’Italia. È un bronzo guadagnato da Matteo Tagliariol, Diego Confalonieri, Alfredo Rota e Stefano Carozzo nella finale per il terzo posto vinta 45-35 sulla Cina. Ora alla Francia, che nella finale ha sconfitto la Polonia.

Tagliarol in azione

Nella finale per il terzo posto Confalonieri ha cominciato con un 1-3. Ma già dopo gli assalti di Rota (+3) e del campione olimpico Tagliariol (+2), l’Italia è andata in vantaggio 11-8. I cinesi (che avevano perso di una stoccata, 45-44, la semifinale con la Polonia) si sono avvicinati fino a meno 1 durante il quarto assalto (Rota-Dong Guotao, 11-10). Poi Confalonieri e Tagliariol hanno portato gli azzurri sul 22-17. L’ultimo scatto è ancora di Rota, che con un parziale di 6-2 guida l’Italia fino al 28-19. Sul 33-22 Tagliariol si è infortunato alla gamba destra e si è accasciato sulla pedana. Dopo l’intervento del fisioterapista e del medico, l’azzurro ha lasciato il posto alla riserva Stefano Carozzo, a un minuto e tre secondi al termine dall’8° assalto. A tre minuti dal termine Diego Confalonieri è andato in pedata sul 34-23, ma ha subito 3 stoccate in 30 secondi riaccendendo gli entusiasmi dei padroni di casa. Poi l'azzurro si è ripreso e ha chiuso 45-35.

FIORETTO DONNE
Sesta medaglia per la scherma azzurra ai Giochi: è il bronzo (con polemiche) del fioretto femminile a squadre dopo la vittoria 32-23 sull’Ungheria nella finale per il terzo posto.

La scherma femminile

Con in pedana Ilaria Salvatori al posto di Giovanna Trillini (l’azzurra ha chiuso la carriera in semifinale contro la Russia), l’Italia è andata in vantaggio 10-4 dopo il primo giro. Nel secondo giro va in difficoltà la Granbassi, che incassa un 2-5 contro la Ujlaki. È la Vezzali a riportare il distacco a +6 (17-11), poi la Varga si riavvicina con un 4-1 sulla Granbassi che vale il 18-15 e la Mohamed spaventa le azzurre portandosi a -2, ma la Salvatori reagisce alla grande e consegna all’ultimo assalto della Vezzali un 21-17 che la tre volte campionessa olimpica non si fa recuperare, nonostante i 5 cartellini rossi (che valgono un punto per le avversarie) raccolti dalle azzurre.

In panchina non c’era il c.t. Andrea Magro, punito con un cartellino nero e due mesi di squalifica a partire da oggi dalla Commissione arbitrale, non per le pesanti accuse rivolte ad alta voce contro gli arbitri al termine della semifinale, ma per un fatto accaduto durante il riscaldamento al terzo piano. Magro ha tirato una panchina contro una porta dell’area di riscaldamento e l’ha rotta. Domani non potrà andare in pedana nemmeno per la prova a squadre della sciabola maschile. Al termine della semifinale contro la Russia, persa 22-21 nel minuto supplementare, c’erano state polemiche proprio a causa dell’ultima stoccata. "Ladri, ci avete rubato 5 o 6 stoccate", ha gridato il c.t. Magro rivolto alla Giuria.
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sabato, 16 agosto 2008
LOTTA GRECO-ROMANA
Avanti Italia, piccola o grande che sia. Non sarà l’oro della Pellegrini, ma la medaglia d’oro di Andrea Minguzzi nella lotta greco-romana, categoria 84 kg, è una di quelle che ti ricordi a lungo. Perché la lotta fa parte della schiera di sport di cui si parla solo ogni quattro anni, quando arrivano i Giochi estivi.

Andrea Minguzzi

La finale contro l’ungherese Zoltan Fodor (i due si conoscono bene visto che spesso i magiari vengono in Italia per dei collegiali) è stata equilibrata. In parità i primi due periodi. Poi l’ultimo, mozzafiato, con Minguzzi in vantaggio per 1-0 nella fase difensiva (l’azzurro parte a terra), prima del colpo della vittoria. Andrea riesce a guadagnare i 4 punti decisivi sollevando l’ungherese e facendolo ricadere di schiena. A quel punto mancano solo pochi secondi e Fodor non ha più tempo per rimediare. Andrea esulta, abbraccia l’allenatore, si fa lanciare un tricolore e fa il giro dell’arena sventolandolo, prima di chiudere con un salto mortale all’indietro. Il pomeriggio si era aperto con la sconfitta di un altro azzurro, Daigoro Timoncini, battuto ai ripescaggi dal kazako Asset Mambetov nei 96 kg.

Ma il maestro che ha portato in alto il medagliato di Pechino è poi stato una leggenda di questa disciplina, Pollicino Maenza, biolimpionico (Los Angeles ’84 e Seul ’88, oltre all’argento di Barcellona ’92, ultima medaglia della lotta italiana prima di oggi), altro faentino, che lo ha preso sotto la sua ala protettrice nel Club Atletico Cisa di Faenza. Andrea si era qualificato per l’Olimpiade grazie al terzo posto agli Europei di Tampere (Finlandia). L’impresa della giornata l’ha messa a segno nei quarti di finale, eliminando il russo Aleksey Mishin, campione del mondo in carica e oro ad Atene 2004. Poi il successo sullo svedese Ara Abrahamian gli ha dato la certezza di una medaglia.

TIRO A VOLO
Come quattro anni fa, con l’oro olimpico nello skeet di Andrea Benelli, anche quello di Chiara Cainero rimarrà indimenticabile: non solo in questo sport, perché il primo delle donne in questa disciplina e il primo della spedizione in Cina, ma anche nello sport italiano. Perché è stato un oro inzuppato di pioggia e di emozioni. Per un trionfo prima accarezzato, al via della finale dove la 30enne di Udine è arrivata col miglior risultato, 72 piattelli rotti su 75 (nuovo record olimpico), uno più della thailandese Sutiya Jiewcheloemmit, due sul temibile terzetto Kimberly Rhode, Christine Brinker e Ning Wei, e tre sulla svedese Nathalie Larsson. Poi quasi concretizzato, alla pedana numero 6, quando la regina dello skeet italiano era avanti di un piattello sulle inseguitrici. Quindi quasi sfumato dopo l’errore del singolo alla settima pedana.


Chiara Cainero
E infine strappato coi denti nello spareggio a tre proprio con le due avversarie più brave ed esperte: la statunitense di talento, Rhode, già oro olimpico nel double trap ad Atlanta ’96 e Atene 2004 e bronzo a Sydney 2000, e la specialista Brinker, campionessa dei mondiali e di coppa del Mondo 2007. Un trionfo che la biondina di Udine, ottava ad Atene 2004, abbonata al podio, come ricorda il primo tifoso, papà Eddi - 51 presenze in Nazionale, 31 medaglie (9 ori, 9 argenti, 13 bronzi) - non poteva mancare. Infatti è lei, sotto una pioggia sempre più pesante, a chiudere il doppietto nella pedana più dura, la quattro, e a far scatenare il suo clan: mamma Mariangela, papà, zio Enzo, il marito Filippo e moglie e figli di Andrea Benelli (che entra in gara domani). Tutti impazziti di felicità, e inarrestabili anche per i solerti cinesi del servizio d’ordine, malgrado la statunitense e la tedesca dovessero spareggiare per l’argento. In diretta al microfono Tv, Chiara ha detto: "Ora lo posso dire, ero venuta per l’oro, avevo rovinato un po’ tutto alla 6, ma una volta allo spareggio mi sono detta: "Adesso devi vincere". E ce l’ho fatta anche per questo stupendo sport del tiro a volo che merita attenzione ed affetto da parte di tutti. Non è stata una finale facile, ma negli ultimi giorni stavo sparando bene e avevo fiducia. Mi sono preparata bene a Singapore: qui il campo di gara era ancora più difficile. Dedico questo oro alla mia famiglia e a mio marito Filippo. E non finisce qui: ho solo 30 anni e voglio vincere ancora. La detassazione dei premi del Coni? Ben venga, magari. Spero intanto di poter dimezzare il mio mutuo. In ogni caso metà del mio premio la dividerò comunque con gli altri sette elementi della Nazionale".
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mercoledì, 13 agosto 2008
Fabian Cancellara, come volevasi dimostrare. Il potentissimo fuoriclasse svizzero ha vinto l’oro della crono, ma non ha stravinto, anzi ha faticato contro il sorprendente svedese Gustav Larsson. Bronzo all’americano Levi Leipheimer, che ha beffato Alberto Contador con un travolgente finale. Lontanissimi gli azzurri Vincenzo Nibali (15° a 3'24") e Marzo Bruseghin (22° a 4'09").

Fabian Cancellara

Cancellara ha gestito con grande abilità tattica la sua gara. Si è difeso in salita ed ha sgretolato la resistenza di tutti gli avversari nel tratto più pedalabile. Lo svizzero aveva 6" di ritardo da Larsson a 13 chilometri dal traguardo, ed ha chiuso con 24" di vantaggio. "Ho fatto la gara perfetta - ha detto Cancellara -. Avevo già vinto due volte il Mondiale della crono, ma questo successo ha tutto un altro sapore. Ora la mia stagione è già super, ma cercherò di recuperare per fare tris al Mondiale di Varese".

In campo femminile, il titolo olimpico è andato all’americana Kristin Armstrong sull’inglese Emma Pooley e la svizzera Karin Thurig. Da sottolineare il quarto posto di Jeannie Longo, la francese che a 49 anni e alla sua settima Olimpiade, ha perso il bronzo per un solo secondo. Tatiana Guderzo è stata in corsa fino alla cima della salita (era sesta) ma ha perso poi nel tratto pedalabile chiudendo in dodicesima posizione a 1'46"25.
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mercoledì, 13 agosto 2008
SCHERMA
Salvatore Sanzo ha conquistato la medaglia di bronzo nel fioretto. Nella finale per il terzo posto l'azzurro ha sconfitto 15-14 il cinese Zhu che ai quarti aveva eliminato l'altro azzurro, Andrea Cassarà.

Salvatore Sanzo

E’ successo al termine di un assalto mozzafiato. Dopo un avvio difficile (si è trovato in svantaggio 0-3), Sanzo è risalito fino al 5 pari. In vantaggio 9-6 a 26" dalla fine, si è fatto riprendere fino al 9 pari e ha dovuto allungare la sofferenza al minuto supplementare. Toti ha vinto la priorità (se fosse finito in parità, sarebbe passato l’azzurro) e ha poi piazzato il 10-9 finale, a 40" dalla fine. "Le Pechoux è un atleta di livello, sapevo che avrei dovuto soffrire - ha detto Sanzo -, ma i primi 10 del mondo si equivalgono. Solo con la Vezzali il pronostico è sicuro. All’inizio ho avuto problemi con l’arma, poi potevo gestire meglio il vantaggio".

TIRO A VOLO
Francesco D'Aniello conquista il secondo argento olimpico del tiro a volo: dopo Pellielo nel trap, il 39enne di Nettuno sale sul secondo gradino del podio ai Giochi nel double trap, dietro il dominatore della gara, l’americano Walton Eller. Malgrado i timori di tutti, l’esordiente azzurro brilla in una finale di prestigio: il più anziano (44 anni) è l’australiano Russell Mark, oro olimpico ad Atlanta e argento a Sydney (sbagliando gli ultimi 2 piattelli e precedendo sul podio l’attuale c.t. azzurro del trap, Albano Pera); il più giovane è lo statunitense Walton Eller (26 anni); con l’oro dell’ultima Olimpiade, ad Atene 2004, l’inglese Richard Faulds (31 anni) e con lui, l'esordiente ai Giochi, il 39enne Francesco D'Aniello, talento tardivo, ma campione del mondo 2007.

Francesco D

Ma il tiratore italiano, promosso dal c.t. Mirko Cenci, fa una gara alla pari di gente tanto più accreditata. Malgrado il tifo acceso della gente di casa per Hu Binyuan, malgrado la delusione del clan italiano, ancora tradita, per i terzi Giochi consecutivi, da Daniele Di Spigno: ottimo tiratore che però, vuoi per motivi psicologici, vuoi tecnici (stavolta non riusciva più a colpire il secondo piattello), manca per un doppietto la qualificazione alla finale. Salito sulla massima ribalta da appena 8 anni, D'Aniello fa temere il peggio quando sbaglia già il secondo doppietto, forse influenzato dal doppio zero iniziale del’apripista, Eller, l’americano di Houston, un lungagnone di 1.91, capace in mattinata di fissare a 145 il nuovo limite olimpico (precedente 144), dopo il secondo posto nella tappa di coppa del mondo di quest’anno su questo stesso poligono, e auto-promuovendosi in finale con una dote di 4 doppietti sull’italiano. Ma la condotta dell’azzuro che non t’aspetti, anche se è campione del mondo uscente, è davvero ottima. Soprattutto perché, come vuole questa disciplina giovane, sbaglia ancora, ma solo altre tre volte, mantenendo una velocità do crociera, alle spalle dell’americano. Prima insieme al cinese, poi staccandolo con gli ultimi 9 doppietti centrati di fila. E garantendosi l’argento alla penultima coppiola. E poi urlando in diretta tv al figlio: "Michele, quando torno oltre alla ruspa grande che t’ho promesso, ti porto anche una argento olimpico". Per Eller è la rivincita sui Giochi di Atene, appena 17°, ma soprattutto su quelli del 2000, a Sydney, quando, appena 18enne e più giovane della spedizione, finì k.o. per un panino al prosciutto.
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mercoledì, 13 agosto 2008
Anche i favolosi cestisti della nazionale americana l’hanno applaudita con entusiasmo. Kobe Bryant, Lebron James, Chris Paul, ... e anche Carmelo Anthony, che è nato a Baltimora come Michael Phelps e lo frequentava da ragazzino, erano venuti per un’altra gara, ma sono rimasti incantati dalla Pellegrini. E hanno fatto bene. Federica ha pianto dopo la vittoria. Lacrime di gioia. Diamanti che rotolovano sciogliendosi nella vasca che scintillava intorno a lei. Ha inseguito quest’oro per quattro anni. Anche ad Atene era la più forte, ma, tradita dall’emozione, si era fatta battere dalla romena Potec. Ora ha colto il premio che meritava. Il suo volto esprimeva felicità. Sul podio era bella. Una gioia elegante. Sussurrava l’Inno di Mameli. Poi, a metà dell’inno, si è messa a scandire la musica col battito delle mani e tutto il pubblico l’ha seguita. Un momento bellissimo. Federica è stata premiata da Cornel Marculescu, direttore generale della Fina, e da Ottavio Cinquanta, membro del CIO. Ha fatto il giro d’onore raccogliendo applausi. Elegante e fiera. Ha spezzato un tabù, come aveva fatto Novella Calligaris a Monaco ’72, cogliendo le prime medaglie olimpiche del nuoto femminile azzurro. Ma Federica ha vinto. Ha conquistato l’oro, che per un secolo era stato stregato da un sortilegio.
Il podio
Federica Pellegrini gongolava dopo la sua splendida vittoria nei 200 stile libero. C’era felicità intorno a lei. Si è abbracciata con Alberto Castagnetti, il ct che l’ha guidata in questa scommessa vittoriosa. Sono fiorite lacrime di gioia, che hanno impreziosito l’abbraccio. Castagnetti, con sense of humour, ha subito cercato di sdrammatizzare, dicendole: "Guarda che io di medaglie d’oro ne ho già vinte due". L’allusione era alle due vittorie nella rana di Fioravanti a Sydney 2000. Federica ha subìto l’assedio dei media. "Predominava la rabbia dopo il fallimento nei 400 e l’ho trasformata in oro. E ho seguito il mio istinto", ha sintetizzato così il prodigio della sua metamorfosi. "Non era una problema facile sul piano psicologico. Ma siamo riusciti a risolverlo". "Era un problema di tattica di gara. Abbiamo deciso di fare la gara di testa, come la primatista del mondo deve fare". Ha confidato di aver gareggiato con due costumi: "Sotto avevo l’Adidas d’allenamento, sopra quello da gara. L’ho fatto per evitare sorprese". L’allusione era alle rotture che si sono verificate spesso in questi giorni. A chi dedica questa medaglia d’oro? Federica ha risposto tranquilla: "A me stessa, ad Alberto che mi ha guidato e a tutti quelli che mi sono stati vicini". Che regalo si farà? "Un mese e mezzo di vacanza al mare. Il posto non lo dico, perché voglio che resti un segreto". Forse in Sicilia? "Potrebbe essere". Federica appariva stordita. I flash dei fotografi lampeggiavano intorno a lei. Era investita da una pioggia di domande. Dopo il brivido della vittoria, si è subito misurata con il peso della gloria.
 "Superlativa. Federica ha vinto col record del mondo. E’ stata la più forte in una gara di qualità altissima. Ha nuotato splendidamente ed è pure bella", ha detto Novella Calligaris, la prima donna italiana a fare la storia del nuoto. Anche la rivale di Federica Pellegrini, Sara Isakovic, era raggiante: "Ho conquistato la prima medaglia olimpica nel nuoto della storia del mio paese. Ho cononato un sogno. Ho nuotato in un tempo che non mi sarei mai sognato, nemmeno nel più fantastico dei miei sogni".
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lunedì, 11 agosto 2008
"Quando la festa comincerà tu sarai regina, tutta la gente si fermerà a guardarti stupita. Quando la festa poi finirà torneremo a terra tutta la gente si ricorderà d'aver visto una stella".


E' la finale. La tensione è a mille e Valentina Vezzali ha l'oro in mano. Già si è fatta rimontare ben tre stoccate dalla sudcoreana. Ora il punteggio è sul 5-4 e le due avversarie si studiano. Forza Valentina siamo tutti con te. Tutta l'Italia è con il fiato sospeso. A 59" dalla fine ecco l'affondo dell'avversaria, colei che già ha eliminato Giovanna Trillini in semifinale. Siamo pari, è tutto da rifare. Mancano 33" ed ecco un altro affondo, vincente, della sudcoreana. Valentina è sotto per la prima volta in questa finale.

Non puoi arrenderti adesso. Sei ad un passo. C'è tuo figlio in tv che ti guarda. Tuo marito che ti sostiene. Il tuo allenatore che ti incoraggia. Tutto un paese che ti spinge verso il sogno......

Ecco l'attacco, sei velocissima non gli dai punti di riferimento. C'è determinazione, reattività ma soprattutto c'è talento. Tutta la grinta che hai si riversa in quest'affondo che è vincente e riporta in parità la situazione. Ci sono ancora pochi secondi prima del supplementare. La tensione si taglia a fette. C'è l'arbitro che dà il via e adesso è la tua avversaria ad attaccare. Anche lei è veloce, anche lei ha grinta, ma non ha il tuo talento. Il suo attacco è rapido ma tu sei un fulmine nel colpirla lì dove la stoccata è valida. Il punto c'è è valido ma la tua gioia non è ancora completa. Mancano solo quattro secondi e sei in vantaggio.

In quegli attimiti ti manca il respiro. Hai già vinto l'oro ma ogni volta è diversa e questa è stata particolarmente difficile. Pensi a tuo padre e al tuo primo allenatore. Loro sono lassù che ti guardano. Eccola che attacca, tutto rallenta, anche il battito del cuore. L'attacco va a vuoto e il tempo scade....

Cerchi uno sguardo di conferma del giudice di gara e quando capisci che hai vinto ti lasci andare in un urlo liberatorio, meritatissimo. Il giro d'onore in braccio al tuo allenatore è d'obbligo.
Terza medaglia d'oro olimpica consecutiva. Sei nella storia.

Permettici di essere orgogliosi di te....  grazie.

Valentina Vezzzali
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